"Immigrazione in Italia" 
di Alessandra Ocarni, Daniela Palieri, Riccardo Pisoni, classe 5aC a.s. 98/99, Civico Liceo Linguistico A. Manzoni


Nell'ultimo decennio si è assistito ad un aumento del numero di immigrati in Italia e al contemporaneo sviluppo dell'ostilità nei loro confronti: nell'immaginario collettivo lo straniero è infatti legato all'ambiente criminale, viene escluso e diventa il capro espiatorio, anche se in realtà la maggior parte dei crimini è commessa da italiani. Questo fenomeno prende il nome di vittimizzazione, in quanto gli immigrati sono vittime del pregiudizio, vengono emarginati e non sono in grado di inserirsi nella società.

Le forze dell'ordine,  inoltre,  sono più propense ad arrestare un immigrato rispetto ad un italiano, anche perché la mancanza di un domicilio sicuro rende più difficoltoso il ricorso a forme sostitutive al carcere, quali gli arresti domiciliari o, nel caso di tossicodipendenti, l'affidamento a comunità. Importante è il fatto che nel 1995 il numero dei minorenni stranieri arrestati ha superato quello degli italiani: i giovani immigrati, infatti, una volta giunti in Italia, si ritrovano disillusi confrontando la realtà con l'ideale che avevano immaginato e, pur di realizzare le proprie aspettative nel minor tempo possibile, non esitano ad utilizzare metodi illeciti, a volte derivati anche dai media. In molti paesi del Mediterraneo, infatti, si ricevono canali televisivi italiani, nei cui programmi spesso viene data un'immagine falsata del nostro paese, che viene presentato come il "Paese dei balocchi"; i ragazzi che decidono di trasferirsi in Italia si aspettano di trovare una terra piena di ricchezza e un buon lavoro che gli permetta anche di mantenere la propria famiglia rimasta nel paese d'origine. Il più delle volte, però, i giovani immigrati si trovano in una situazione ben diversa, soprattutto se arrivano da soli e non conoscono una persona già inserita nella società che possa aiutarli. Ritrovandosi senza un appoggio, alcuni di loro vedono come unica via di sopravvivenza l'imitazione dei modelli negativi presentati nei film e imboccano la strada del crimine.

"Immigrazione, scuola, famiglia" 

L'aumento dell'immigrazione ha determinato anche la crescita del numero di bambini e ragazzi stranieri che frequentano le scuole e che molto spesso rappresentano il ponte fra due generazioni: essendo vissuti per la prima parte della loro vita nel paese d'origine, manterranno un certo contatto con quella cultura, ma frequentando le istituzioni scolastiche del nostro paese acquisiranno una mentalità complessa e multiculturale. I loro genitori, invece, sono maggiormente legati alla propria cultura d'origine e a volte rifiutano di integrarsi, mentre i figli che nascono nel nuovo paese non hanno un legame diretto con la terra e l'identità d'origine. C'è quindi il rischio di dar luogo a una perdita di radici e di punti di riferimento: può accadere che ragazzi vittime di emarginazione o atteggiamenti razzisti sentano il proprio essere stranieri e la propria cultura d'origine come un ostacolo all'integrazione e quindi tendano a rifiutarla in blocco, pensando che, adeguandosi totalmente ai valori del nuovo Paese, possano essere accettati più facilmente.
La madre svolge un ruolo fondamentale poiché, essendo responsabile dell'educazione, deve fungere da tramite fra le due culture, in modo che il bambino possa conservare aspetti della cultura originaria e contemporaneamente inserirsi nella nuova società nella quale si trova a vivere e crescere. Fondamentale è a questo proposito l'acquisizione della lingua, primo passo verso l'inserimento e la comunicazione.

 

| Homepage | Vita associativa | Chi siamo... | Betania in numeri | Tipologia degli ospiti | Attività culturali |
| NordSudOvestEst | Links | Contattaci | Vuoi diventare socio? |

 

Casa di Betania - Via Carducci n° 4 - 20089, Rozzano (MI)
Tel. - 02.57.51.43.25 - Tel. Presidente - 02.90.72.16.89
E-mail: giorgio@casadibetania.org

Powered by