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Nuovo
direttore della Casa
di
Giorgio Mauro
Marco Carpini, dopo anni
di preziosa attività, è stato costretto, per motivi di lavoro che lo
tengono spesso lontano, a lasciare la direzione di Casa di Betania.
Rimane nel direttivo e continuerà ad impegnarsi per la crescita dell’associazione.
Il suo posto verrà preso da Giorgio Mauro, che in questo numero
del giornalino si presenta.
Ed ecco un tentativo di
autopresentazione: mi chiamo Giorgio e da metà settembre sono il
responsabile della casa di accoglienza per extracomunitari "CASA DI
BETANIA " a Ponte Sesto di Rozzano, dove già nel ‘97 - ‘98 avevo
lavorato come operatore. Sono quasi quindici anni che opero, come si dice,
nel sociale: un paio di anni presso l’A
77, in una casa per malati terminali di aids, gli altri anni a Comunità
Nuova come operatore-educatore in comunità per tossicodipendenti, giovani
e minori in difficoltà in Brianza, in un centro di aggregazione giovanile
alla periferia di Milano, operatore socio-culturale al Centro Sociale
Barrio' s alla Barona a Milano.
C’è aria nuova qui a
Betania: la presenza paterna di Angelo, “custode” della casa, le dolci
e premurose signore Anna e Roberta di Ponte Sesto, tutti i don (Franco,
Eusebio, Stefano, Renato. ..) del decanato e soprattutto i giovani scouts
di Opera, gli obiettori di coscienza che, terminata la ferma, tornano a
darci il loro tempo e la loro simpatia...
Anche nel Consiglio Direttivo si respira un' aria nuova grazie ancora a
qualche giovane.
È iniziato con successo il corso d’italiano per gli ospiti tenuto da
Alessandra.
Anche il dottor Lotfi del CAD ha iniziato il primo ciclo di lezioni sulla
salute. ..
Ed ecco i nostri ospiti: ben quattro su dieci sono richiedenti asilo
politico, provengono dal Sudan e dalla Sierra Leone.
Poi due marocchini e due tunisini, un albanese e un iraniano.
Attendiamo l'ultimo arrivo (un indiano o un turco) e siamo al completo.
Non sono un professionista dell’accoglienza per cui non studio trattati
di antropologia o di sociologia o di varie metodologie ...sono un
apprendista, un sedicente cristianuccio che cerca di mettere in pratica la
parabola del Buon Samaritano e questo
posso permettermi di fare perché sono vive nel territorio quella
sensibilità, quell’attenzione,
quella solidarietà etc. etc. che hanno permesso l' esistenza di questa
casa di accoglienza. Per cui in
parole povere cerco di essere il più attento possibile nell’ascolto di
questi nostri fratelli, occupandomi
di loro, insieme con loro cercando lavoro e, ahimé, casa. Sono cosciente
anche del senso di frustrazione, di scacco che il principio della realtà
impone a uno che come me crede ai sogni e all’utopia. .. Ed eccomi
allora anch'io a gridare: HELP! AIUTO!
Vorrei finire con una
citazione, mi pare sia di Vinicius di Moraes, che dice che la vita è
l'arte dell'incontro. La vita allora come possibilità di incontrarci,
come palestra nella quale esercitarsi in questa arte dell’incontro.
La vita come esperienza di questa accoglienza e conoscenza dell’altro e,
permettetemi di fare un salto, esperienza di incontro con l’Altro.
E, per tornare a noi, mi viene in mente l'icona di Rubliev, quella della
Trinità, che viene anche chiamata xenofilìa (amore per lo straniero),
dove il nostro padre Abramo accoglie tre angeli, forse appunto le Tre
Persone. ..
E siccome non sono teologo arresto il dito sulla tastiera e saluto e
ringrazio tutti i lettori augurandomi di incontrarli.
Ciao
Giorgio
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