Il Dramma dei Rifugiati

Guerre e persecuzioni

Il numero di coloro che negli ultimi anni sono stati costretti a lasciare le proprie case è elevatissimo: 50 milioni di persone.
Provengono da paesi dove sono in corso guerre o conflitti, ma spesso anche da società in cui rappresentano una minoranza etnica o religiosa.
Tra le prime vittime di guerre e persecuzioni vi sono, in gran numero, donne e bambini.
Nel mondo vi sono oggi circa trenta nazioni interessate da conflitti di vario tipo. Ci sono paesi come l'Etiopia e il Pakistan in lotta con Stati vicini per problemi di confine, lo Sri Lanka e il Burundi martoriati da guerre civili, l'Irlanda e la Cecenia interessati dalle lotte di movimenti interventisti, la Palestina devastata dagli scontri tra arabi e israeliani…
Ovunque ai motivi razziali e ideologici si uniscono motivazioni economiche, come il desiderio di impadronirsi di nuovi territori per lo sfruttamento di materie prime o come gli interessi delle multinazionali che producono e commerciano armi.
Le tante realtà di guerra o di conflitto che esistono nelle varie regioni del mondo sono spesso ignote all'opinione pubblica perché i mezzi di informazione ne parlano poco o non ne parlano affatto. E così il mondo dimentica che interi popoli lottano ogni giorno per la sopravvivenza e mancano di beni essenziali quali cibo e medicine.

Diritti umani spesso negati

Il 10 dicembre 1948 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo la quale il riconoscimento della dignità di tutti membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

In base alla Dichiarazione, ogni individuo

1. ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione;
2. ha il diritto di partecipare al governo del proprio paese, di accedere ai pubblici impieghi. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo;
3. ha diritto alla vita, alla libertà ed alla propria sicurezza. Nessun individuo può essere tenuto in stato di schiavitù o essere sottoposto a torture. Nessuno potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato;
4. ha diritto alla libertà di movimento, diritto di lasciare il proprio paese e cercare e godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni;
5. ha diritto alla proprietà privata.

Alla Dichiarazione si sono aggiunti il Patto internazionale sui diritti economici e sociali, e il Patto internazionale sui diritti civili e politici. Entrambi sono stati adottati nel 1966 e sono entrati in vigore dieci anni dopo. Questi tre documenti insieme costituiscono la Carta Internazionale dei diritti dell’Uomo.
Nel mondo ancora oggi si registrano tante violazioni dei diritti umani. Basti pensare ai prigionieri per motivi di opinione: uomini e donne detenuti per le proprie opinioni, il colore della pelle, l’origine etnica, la lingua o la religione. Oppure si pensi ad altre pratiche inumane come la pena di morte, la tortura, le uccisioni arbitrarie, l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, la partecipazione di bambini a guerre e conflitti.

Il diritto di asilo

Le violazioni dei diritti umani sono fra le principali cause degli esodi forzati, sia che le persone cerchino scampo da persecuzioni specificamente dirette contro di loro sia che fuggano in massa.
In alcuni casi l’esodo forzato di determinati gruppi di civili costituisce un preciso obiettivo delle parti in conflitto, altre volte le violazioni dei diritti umani provocano instabilità politica e violenze che a loro volta possono generare esodi forzati.

Chi è un rifugiato? E quanti sono?

Le Nazioni Unite definiscono un rifugiato come una persona che “temendo a ragione di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dal paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo paese” (dalla Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status di rifugiato – Ginevra 1951)
All’inizio del 2001 il numero complessivo di persone di competenza dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) era di 21,1 milioni di persone. Ciò significa che nel mondo 1 persona su 284 è stata costretta a lasciare la propria abitazione a causa di guerre e persecuzioni.

I numeri

Numero stimato delle persone che rientrano nel mandato dell’UNHCR per regione

Regione

gennaio 2000

gennaio 2001

Africa

6.250.540

5.336.000

Asia

7.308.860

8.444.500

Europa

7.285.800

5.648.700

America latina e Caraibi

90.170

575.610

Nordamerica

1.241.930

1.045.200

Oceania

80.040

76.000

Totale

22.257.340

21.126.010

 

Origine delle 10 principali popolazioni di rifugiati

Origine

Principali paesi d'asilo

Totale

Afghanistan

Pakistan / Iran

3.567.200

Burundi

Tanzania

567.000

Iraq

Iran

497.400

Sudan

Uganda / Rep. Dem Congo / Ciad / Etiopia / Kenya / Rep. Centrafricana

485.500

Bosnia-Erzegovina

Rep. Fed. Jugoslavia / Croazia

454.700

Somalia

Kenya / Etiopia / Yemen / Gibuti

441.600

Angola

Zambia / Rep. Dem. Congo / Namibia

421.200

Sierra Leone

Guinea / Liberia

401.800

Eritrea

Sudan

377.100

Viet Nam

Cina

369.100

 

Rifugiati in Europa

I rifugiati in Europa, all’inizio dell’anno 2001, erano 2.400.000, dei quali 1.700,000 nei quindici paesi dell’Unione Europea.
La distribuzione all’interno dei quindici non è affatto omogenea: si passa da paesi come la Svezia, che ospita quasi 20 rifugiati ogni 1.000 abitanti, a paesi come Austria, Danimarca, Germania e Paesi Bassi, dove si trovano da 10 a 13 rifugiati ogni 1.000 abitanti, fino ai paesi dell’Europa meridionale che hanno meno di 5 rifugiati ogni 1.000 abitanti.

Rifugiati in Italia

In Italia i rifugiati sono 23.000, 0,4 ogni 1.000 abitanti, 2 ogni 5.000 abitanti. Di questi, 13.000 sono riconosciuti in base alla Convenzione di Ginevra del 1951, mentre oltre 10.000 godono di protezione umanitaria, uno status che assicura un permesso di soggiorno e di lavoro, l’assistenza sanitaria, il diritto all’istruzione.
La maggior parte delle persone che hanno richiesto asilo politico in Italia negli ultimi due anni provengono da: ex Jugoslavia, Turchia, Iraq, Iran, Afghanistan, Sudan, Etiopia ed Eritrea.
La mancanza di una legge rende l’accoglienza dei richiedenti asilo molto problematica: spesso intere famiglie, anche bambini, dormono per strada.
La procedura di riconoscimento dello status di rifugiato dura oltre un anno.
I diritti di un richiedente asilo sono sia di carattere finanziario (lo Stato dà un contributo per i primi quarantacinque giorni) sia di carattere sanitario. Per i minori esiste il diritto all’istruzione. Il diritto al lavoro viene, invece, riconosciuto soltanto dopo che si è ottenuto lo status di rifugiato. Una volta ottenuto il riconoscimento dello status, i rifugiati possono, dopo cinque anni di residenza, chiedere la cittadinanza italiana.

 

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