| due esperienze di ospiti di Casa di
Betania
"Una
storia positiva" di
Slava Mihaylova
Tra gli
immigrati, nonostante le diverse nazionalità, c'è un legame forte
quasi come una parentela. È dovuto all'impatto con il nuovo mondo; la
lingua che non si capisce, le istituzioni che non si conoscono aumentano
le difficoltà che l'immigrato deve superare quando è alla ricerca di
casa e lavoro.
I primi due anni della mia vita in Italia erano anni di una continua
lotta per la sopravvivenza, cercando di ritagliare un mio spazio in
questo nuovo mondo.
Non riesco ad immaginare la mia attuale posizione senza la Casa di
Betania. Ai due anni vissuti lì devo la mia amicizia con persone
determinate e volitive, discrete e riservate, che mi hanno dato non solo
un conforto psicologico, ma anche un aiuto materiale come lavoro e casa.
Don Mario, Elda, Caterina, Ines ed altri volontari di Rozzano ed Opera
hanno sempre saputo capire ed incoraggiare gli immigrati in difficoltà.
La Casa di Betania è stata anche una scuola per me. Durante la mia
permanenza ho imparato non solo l'italiano, ma anche a conoscere meglio
le persone: per poterci vivere bisognava imparare a trattare gli altri
nel modo giusto.
Da molti anni non mi sento più straniera. Diversa dagli altri sì, ma
non perché sono bulgara in mezzo agli italiani, ma perché ho un modo
di pensare e fare diverso da quello della gente intorno a me: una
differenza che, in fin dei conti, rende la vita sociale ricca e
attrattiva.
"Un'altra
meno..." di
Salim Arab
Prima
vorrei raccontare un po' della mia vita. Quando ero in Algeria, lavoravo
in un'azienda dove guadagnavo un salario medio che mi permetteva di
vivere e di aiutare la mia famiglia, riuscendo anche a risparmiare.
All'improvviso però la situazione del mio paese è cambiata:
manifestazioni popolari, tutte le strade affollate di soldati e
poliziotti… Così ho deciso di andare via e mi sono detto:"Vado
in Italia, perché è l'unico paese che mi concede il visto". Una
volta arrivato, però, ho incontrato molti problemi, tipo la lingua e i
costumi diversi…
Io, in realtà, non sono venuto in Italia per diventare un artista o,
magari, diventare ricco, ma soltanto per vivere in pace con un lavoro
onesto.
Ho fatto vari e duri lavori nel settore agricolo e in quello
dell'edilizia, senza essere in regola, tutto in nero, per cinque anni.
Poi c'è stata la sanatoria del 1995, che mi ha dato la possibilità di
mettermi in regola e, così, dopo otto mesi, ho avuto il mio primo
permesso di soggiorno. Dove lavoravo, però, c'erano difficoltà per
assumermi in regola e così, fino ad ora, non sono riuscito a trovare
una sistemazione.
Adesso sono ospite della Casa di Betania e ne approfitto per seguire un
corso di formazione nel settore della ristorazione aziendale.
Sogno però di andarmene appena possibile, perché mi sono pentito di
aver scelto questa destinazione (e ho nostalgia della mia terra).
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