"Casa di Betania, ovvero un luogo di incontro e di scambio" di Riccardo Bollini


Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo su Casa di Betania in qualità di ex volontario (ora presto servizio civile all'interno dello stesso centro), sono stato tentato di puntare su contenuti che facessero parte della retorica buonista sull'accoglienza di persone in stato d'indigenza; a mio parere questo tentativo non sarebbe riuscito ad esprimere realmente ciò che Casa di Betania è, o cerca d'essere.
Certo, Casa di Betania è un centro di prima accoglienza per cittadini extracomunitari in stato di difficoltà, e dunque si propone di essere un luogo di sostegno per persone che abbiano difficoltà nell'inserimento nel tessuto sociale e lavorativo italiano. Tuttavia questo è l'aspetto più macroscopico della vita del centro, ma non certo l'unico.
Quanto sto cercando di dire è che bisogna evitare di pensare a Casa di Betania come un luogo in cui si dà esclusivamente un sostegno materiale a persone bisognose, le quali a loro volta ricevono silenziosamente e sommessamente l'aiuto che gli porgiamo.
Per quanto riguarda la mia esperienza personale Casa dì Betania è anche, e direi principalmente, un luogo in cui avviene un incontro tra persone diverse per nazionalità, storia e cultura, le quali necessariamente donano una parte di sé alla nostra esperienza. Questo è stato molto importante per la crescita della mia educazione alla convivenza con persone diverse dal contesto culturale occidentale. Dunque posso tranquillamente dire di avere dato e ricevuto in egual misura nella mia esperienza a Casa di Betania, anzi direi di aver maggiormente avuto in termini di crescita della mia cultura della tolleranza e della convivenza con lo straniero. Solitamente un extracomunitario, uno straniero rimane un volto diverso tra la folla, che immediatamente additiamo ed identifichiamo come portatore di disordine nella nostra quiete. Egli, chiunque sia, diventa il ladro, lo spacciatore, lo sfruttatore che siamo soliti vedere ai telegiornali o leggere sui giornali. Casa di Betania mi ha dato invece la possibilità di dare un ome a quel volto, di identificarlo con una sua storia personale, con una sua cultura, con una sua individualità caratteriale. In buona sostanza, mi ha permesso di superare di un poco quelle generalizzazioni sul fenomeno immigrazione tanto comuni oggigiorno.
Certo, non è sempre stata una situazione idilliaca, ma i problemi sono stati determinati da situazioni concrete, avuti con persone concrete. Anche queste vicende difficoltose sono tuttavia foriere di momenti di confronto e crescita.
Questo tipo d'esperienza è consigliabile a tutte le persone che vogliano realmente intraprendere un cammino di superamento delle proprie perplessità e difficoltà riguardo al tema dell'immigrazione, anche in vista di una società che va prospettandosi come necessariamente ( e fortunatamente) multiculturale e multirazziale.

 

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