| da Nord-Sud-Ovest-Est n° 3
"L'Islam,
seconda edizione" di
Stefano Allievi, Ricercatore dell'università di Lovanio
Gli
immigrati provenienti da paesi musulmani sono ormai oltre mezzo milione,
tra regolari e irregolari comunque più o meno stabilizzatisi (nonché
qualche migliaio di convertiti e di naturalizzati). E anche se non tutti
possono essere considerati musulmani praticanti, ciò significa che
l'Islam è comunque diventato la seconda religione presente in Italia.
Non tra i cittadini, certamente, o almeno non ancora (per questo ci vorrà
ancora qualche anno: c'è il tempo di prepararsi...). Ma sicuramente tra
i residenti stranieri, presso i quali, anzi, sta diventando la prima.
Si è
operato così in pochissimi anni un cambiamento che, pur
nella ancora relativamente esigua dimensione numerica, non possiamo non
considerare, a suo modo, storico. Un cambiamento che,peraltro,non tocca
solo il nostro paese, che, anzi arriva buon ultimo a questa svolta;
l'Islam. è, infatti, ormai la seconda religione in quasi tutti i
principali paesi europei. Che sia storico, comunque, ci sono pochi
dubbi: se ci si pensa, fino a una generazione fa sarebbe stato
impensabile fare una riflessione sull'Islam e l'Europa che non fosse una
riflessione, se non sul nemico, sull'estraneo, sull'esterno,
su quello che vive al di là del mare e delle barriere religiose. Oggi
invece ne parliamo come di un fatto interno; l'Islam e l'Europa vivono.
Insieme, simbolicamente sotto lo stesso tetto, o meglio sullo stesso
territorio - l'Europa, appunto.
L'Islam è arrivato in Italia, come in altri paesi d'Europa,
chiuso nelle valigie degli immigrati. Nella modestia dei mezzi anche
culturali, quindi, e in silenzio. Nient'altro che un elemento, per
quanto importante, di un'identità culturale e religiosa, che chi
partiva si portava con sé in terra di emigrazione. Ma un'identità che
si è mostrata, nel complesso, insospettabilmente forte, anche se chi ne
era portatore apparteneva alla fascia più debole della società - gli
immigrati, appunto.
Un'identità
che non è stata dimenticata, e che poco alla volta ha cominciato ad
affacciarsi nel panorama sociale, a mostrarsi anche in pubblico. Prima
nei comportamenti di singoli individui: in un uomo che prega nell'aiuola
di una piazza, in una donna velata che si incontra al mercato, in un
bambino per il quale, a scuola, si chiede l'esonero dall'ora di
religione o una dieta particolare a mensa. E poi nelle prime
manifestazioni collettive: la festa della rottura del digiuno di ramadan
celebrata in un campo sportivo, o la presenza dei lavoratori musulmani a
una manifestazione sindacale o antirazzista - inusuale anche nelle sue
forme, con l'interruzione per la preghiera che suscita talora qualche
sconcerto. Infine, con l'apparizione delle prime moschee e sale di
preghiera, oggi disseminate un po' su tutto il territorio nazionale.
L'Islam
arriva in Italia, come noto, a seguito dell'immigrazione, e in un certo
senso inaspettato.
Non c'è, infatti, una tradizione di rapporti coloniali o neo-coloniali
con paesi islamici simili a quelli intercorsi tra la Francia e l'Algeria
(la cui indipendenza risale solamente al 1962 o tra la Gran Bretagna e i
paesi dell'ex-impero e oggi Commonwealth britannico. In Italia questo
passato non c'è. L'avventura libica e quella somala sono, infatti,
imparagonabili per durata effetti immediati e conseguenza di
lungo periodo, con le molto più strutturate e durature imprese
coloniali degli altri paesi forti dell'Europa.
L'islam
non fa parte, dunque, neanche alla lontana, del paesaggio e del bagaglio
culturale dell'italiano medio, E questo anche se la presenza dell'islam
non è, dopo tutto, una novità asso1uta per l'Italia e, anzi, in un
certo senso si tratta di un ritorno. L'islam si è in effetti, per un
certo periodo, ben radicato in un certo numero di regioni del paese, e
in particolare in Sicilia, caratterizzando uno dei momenti più alti
della sua storia. Naturalmente se dal punto di vista storico si tratta
di un ritorno, dal punto dì vista sociologico il fenomeno è
evidentemente molto diverso e i nuovi musulmani non assomigliano per
nulla agli antichi dominatori della Sicilia. Il loro Islam non è
arrivato sulla punta della spada, ma, come si è già ricordato, nelle
loro valigie di immigrati.
Un
Islam più povero, dunque, anche culturalmente, e in apparenza meno
forte; ma, nel lungo periodo, certamente più resistente. Non scomparirà
nei sotterranei della storia, scacciato (ma in parte anche assorbito)
dal conquistatore normanno. A meno di sconvolgimenti sociali che è bene
non augurarsi perché non potrebbero essere che l'esito sanguinoso di
una tragedia - Bosnia insegna -, questo Islam è venuto per rimanere.
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