"Spunti per una riflessione" di Marco Carpini e operatori della casa


Cogliamo l'invito fattoci da don Pierangelo sulle pagine della nostra pubblicazione, ove si esortava la comunità cristiana, di cui ci sentiamo felicemente di far parte, a riflettere su talune problematiche connesse con il fenomeno immigrazione. Per chiarezza riproponiamo le domande posteci da don Pierangelo, ad ognuna delle quali corrisponderà una risposta frutto delle nostre riflessioni.

  • È giusto rinunciare alle nostre radici?

No, e crediamo anche che ciò non sia necessario. Innanzitutto noi intendiamo per radici tutto il nostro bagaglio di tradizioni culturali e sociali, tra cui rientra a buon diritto il nostro essere cristiani. Esso non è mai stato oggetto di un possibile scambio o rinuncia; invece, con il contatto ( e non il contrasto ) con culture e tradizioni diverse dal contesto geografico occidentale, ci pare che tale nostro humus culturale possa venire arricchito, piuttosto che depauperato o annichilito. Inoltre la metafora delle radici ci ricorda che esse affondano tutte nella medesima terra, da cui traiamo sostentamento e linfa. Dunque alberi all'apparenza diversi sono invece legati dall'appartenenza al medesimo genere, nel nostro caso esseri umani e figli di Dio.

  • Esiste un "diritto all'invasione"?

No, anche perché non si sta parlando di una guerra, ma di un fenomeno migratorio dettato in prevalenza da ragioni di ordine economico. Diremmo piuttosto che esiste un "diritto all'immigrazione".

  • Di fronte ai "clandestini": che atteggiamento assumere?

La domanda esige una risposta che non può permettere generalizzazioni. Il fenomeno migratorio clandestino è composto da due sottogruppi diremmo ben individuati: l'uno che fa ricorso alla clandestinità per sfuggire ai controlli legali in quanto si tratta di persone dedite, o che hanno intenzione di dedicarsi, ad attività criminose; l'altro che è composto da persone che, vuoi per ignoranza, vuoi per disperazione, si affidano a gruppi di criminali che ne assicurano l'entrata illegale sul territorio nazionale (i tristemente famosi "scafisti" ). Crediamo che tali fenomeni siano diversi, e dunque abbisognino di risposte diverse. Nel primo caso si dovrebbe assumere un atteggiamento identico a qualsiasi altro fenomeno di delinquenza, ovverosia perseguire con equità e giustizia quelle persone resesi colpevoli di atteggiamenti contrari alla legge. Nel secondo caso si dovrebbe aiutare tali persone ad intraprendere un cammino di regolarizzazione, nel rispetto delle possibilità offerte dalla legge italiana.
Siamo convinti che l'immigrazione può essere utile, se non necessaria, a condizione che tutti coloro che vivono responsabilità nei confronti di questo fenomeno facciano onestamente la propria parte.

  • Come comportarsi con le altre religioni?

A questo proposito il Santo Padre Giovanni Paolo II, il 27 ottobre 1986, ad Assisi, pose un segno che fu, al tempo stesso, innovatore e profetico, dandoci un chiaro esempio di come si devono comportare tutti i cristiani. lì Papa, in quella occasione, riunì i responsabili di tutte le religioni del mondo e, in un clima di preghiera, invitò tutti ad impegnarsi a perseguire quello che é il fine di ogni religione: la ricerca sincera di Dio e della pace tra gli uomini. Alla luce di questo evento è chiaro che il nostro atteggiamento, nei confronti delle altre religioni, deve essere fatto di comprensione verso chi intraprende un cammino dì avvicinamento al Padre, seppur per altre vie diverse dalla nostra.

  • In particolare: nei confronti di un Islam arrogante ( "con le vostre leggi democratiche vi invaderemo, con le nostre leggi religiose vi domineremo"): cosa fare?

Tale affermazione parla da sé. Innanzitutto non crediamo che tale affermazione possa corrispondere al sentire ed all'agire di tutti i musulmani presenti in Italia. Inoltre crediamo che la fermezza da opporre a tali posizioni oltranziste ed integraliste non debba consistere in altrettanti atteggiamenti, né verbali né fattuali, violenti. Non si combatte il fuoco con il fuoco...
La fermezza a cui facciamo riferimento è fatta di dialogo e fatti che dimostrino nella realtà che è possibile far convivere serenamente culture e religioni diverse, ma anche di vigilanza (semplici come le colombe ma cauti come serpenti) per evitare che focolai di fanatismo, di razzismo xenofobo e di ogni forma di discriminazione, in qualunque ambito essi siano generati, spingano l'attenzione, di fatto guidandola, su diatribe religiose, anziché sui reali fenomeni sociali da affrontare, quale classico comportamento di integralismi di cui ogni religione soffre, seppure in maniera più o meno acuta in relazione ai momenti storici.
Su questa strada si muove, e intende continuare a muoversi, Casa di Betania.

 

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