"Un
prezioso velo di ignoranza" di
Angelo Paganini
Per un cristiano la
sensibilità ai problemi degli immigrati dovrebbe essere una cosa ovvia:
già l'Antico Testamento poneva lo straniero, insieme all'orfano
ed alla vedova, nel numero di coloro cui doveva rivolgersi l'aiuto
solidale dei credenti. Ma chi non è cristiano e soprattutto chi non
crede in Dio, perché dovrebbe preoccuparsi dei problemi degli immigrati
e degli "ultimi" in genere? È possibile fornire motivazioni
razionali per razionali per un comportamento eticamente sensibile ai
problemi dei più deboli?
La filosofia cristiana ha sempre ritenuto che una fondazione razionale
della morale fosse possibile, ma, pur condividendo questa
convinzione, vogliamo con questo articolo iniziare un breve percorso
nella riflessione etica "laica" per offrire spunti di
riflessione non sospetti.
Inizieremo questo percorso presentando in forma sintetica la riflessione
di un famoso filosofo americano John Rawls, nato a Baltimora nel 1921,
autore di un celebre libro, intitolato Per una teoria della giustizia.
Al centro della riflessione di Rawls stanno i problemi della giustizia
sociale, cioè i problemi relativi a come distribuire fra tutti i
vantaggi e gli oneri della vita sociale. L'indagine etica di Rawls
investe dunque un campo meno esteso rispetto a quello di cui si occupano
le etiche religiose o altre etiche filosofiche. I suoi problemi sono
quelli che ci interessano come cittadini di una società democratica.
La difficoltà più rilevante per ogni etica filosofica è data dal
problema della fondazione dell'agire morale: perché dobbiamo agire
moralmente, piuttosto che secondo i nostri momentanei desideri, la
nostra forza, il nostro comodo? Qual è la giustificazione razionale dei
principi morali?
Rawls risolve il problema proponendo, come metodo di fondazione,
un'ipotetica procedura di scelta o di scoperta dei principi di giustizia
sociale, quale potrebbe essere effettuata da individui privi di
informazioni circa il posto da loro occupato nella società. Egli usa, a
questo proposito, i concetti di "posizione originaria" e di
"velo di ignoranza".
Il concetto di "posizione originaria" indica, con una
specie di esperimento mentale, la situazione immaginaria in cui si
verrebbero a trovare degli individui che dovessero stabilire con un
contratto i principi di giustizia necessari per dar vita ad una società
bene ordinata. In questa posizione originaria i contraenti si trovano in
una situazione di ignoranza circa il loro posto nella società:
Non sanno qual è il
loro posto nella società, la loro posizione di classe o il loro status
sociale, la loro fortuna nella distribuzione dei talenti e delle abilità
naturali, i loro più profondi propositi e interessi, o, infine, le loro
particolari caratteristiche psicologiche. E, per assicurare l'equità
fra le generazioni, dobbiamo aggiungere che le parti non conoscono a
quale generazione appartengono; così sono anche vietate loro le
informazioni intorno alle risorse naturali, al livello delle tecniche
produttive, e simili.
I contraenti dunque non
sanno se saranno ricchi o poveri, potenti o emarginati, bianchi o neri,
maschi o femmine, musulmani o cristiani, malati o sani, nativi o
immigrati, di destra o di sinistra.
Secondo Rawls, in una simile ipotetica situazione originaria, chiunque
sceglierebbe il modello sociale che offre più garanzie alle persone
svantaggiate e si verrebbero definiti i seguenti principi della
giustizia come equità:
Primo
principio. Ogni persona deve avere un ugual
diritto al più ampio sistema totale di uguali libertà fondamentali
compatibile con un simile sistema di libertà per tutti.
Secondo principio. Le diseguaglianze sociali ed economiche devono
essere entrambe strutturate in modo tale da essere:
Tra i principi esiste,
per Rawls, un ordine gerarchico ed il primo prevale sul secondo. Non si
può barattare la libertà con un miglioramento materiale.
Questi, in estrema sintesi, i cardini del pensiero etico di Rawls. Ora a
ciascuno l'impegno di rifletterci. Quale società vorremmo se non
sapessimo qual è il nostro posto in essa? Quali garanzie vorremmo per i
poveri, gli handicappati, gli immigrati, ecc., se esistesse una sia pur
remota possibilità per noi di appartenere ad una di queste categorie?
|